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26 settembre 2010
Con lo sguardo altrove. E non è distrazione.

Una gabbia senza sbarre. Che ti toglie il fiato. Ti soffoca. Ti mangia il terreno sotto i piedi. Ed è nebbia tutto intorno. Vortici infernali di fitta coltre bianca ti offuscano il contorno. Confinandoti su uno spicchio di isolotto sgretolante. E le onde s’infrangono contro la barca. Trema. Ma tu non affondi. Pensi. Pensi. Strapensi che vorresti cambiare. Che vorresti andare via.Hai lo sguardo altrove, ma non è distrazione è aspirazione. <Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia, extraterrestre vienimi a cercare voglio un pianeta su cui ricominciare>. Finardi. Ma c’è qualcosa che non libera, che non fa prendere lo zaino e partire. Questo maledetto capriccio di voler restare chiusi e attaccati alla propria terra. Maledette montagne. Nascondono la visuale. Anche se sali in punta di piedi non lo vedi più. Il mare. Non lo senti più. Costretta. <Come dita dei piedi>. Senti l’acqua che arriva. Ti assale: costretta. Ti insulta. Ti invade l’anima. Ti sveglia. E hai sempre saputo che se scrivi vedi le cose in una prospettiva diversa. Ma la storia è sempre uguale. Il ripetersi del flusso delle onde del mare non fa la differenza. Anche se non sono mai uguali. Beate loro. Tu l’hai capita la tua strada. Perdi terreno. Hai il fiato in affanno. Tu l’hai capito il tuo talento. Ti sale la grinta e tiri pugni al vento. Implacabile e inarrestabile, solo lui può dirti basta. E ti sfinisce. Hai la creatività che ti balla sulle dita, frementi di poter dare vita ad un prodotto che sia geniale giorno dopo giorno. Che ti riempie il petto e il cuore. Soddisfi la mente. Saltelli sulle ginocchia, pronta per la sfida. E ti senti piena. Riempita. Come un supplì che con il riso ha trovato il suo perché. Con la sola verdura non sarebbe saporito e perfetto. Molleggi in avanti e poi torni indietro, come un pugile sul ring che ha le pupille fisse negli occhi dell’avversario, per segnare il confine, per stabilire di chi è il dominio. Lo guardi in faccia. Sai che ce la farai. Sai che vincerai tu. Ma la partita te la stoppano sul più bello. Non si gioca più. Tutti a casa. Le braccia cadono a peso morto sui fianchi. Ti togli i guantoni. Ti guardi intorno. Ognuno è in movimento. Ma tu no. Scomposta. Disordinata. Hai ancora in gola il sapore dell’adrenalina. Costretta a placarsi. Costretta a rientrare nei ranghi. Costretta. Come dita dei piedi in una stretta e piccola scarpa. Stretta. Costretta. E non chiedi mai aiuto. <Una notte il suo messaggio fu ricevuto e in un istante è stato trasportato senza dolore su un pianeta sconosciuto, il cielo un po’ più viola del normale un po’ più caldo il sole, ma nell’aria un buon sapore e terra da esplorare e dopo la terra il mare, un pianeta intero con cui giocare e lentamente la consapevolezza mista ad una dolce sicurezza:l’universo é la mia fortezza>. C’ ancora speranza di poter cambiare. Miss Gi.
| inviato da guainvista il 26/9/2010 alle 14:42 | |
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24 novembre 2009
A VOLTE I VIAGGIATORI SI FERMANO STANCHI..MA NON E' DETTO CHE TORNANO INDIETRO
A volte i viaggiatori si fermano stanchi. Chi per riposare. Chi per riprendere fiato. Chi perché tira le somme e sente di non aver più la forza e l’entusiamso di fronte all’orco chiamato potere. Come la fiamma di una candela che lentamente si affievolisce al consumarsi della cera, cosi la strada in declino verso il baratro per la cultura in questa città sembra delinearsi, come per lo storico Premio di Papponetti (mi piace chiamarlo cosi perché ormai il Premio Capograssi è associato a lui). Ma ancora non è detta l’ultima. Scrive al sindaco Pappo netti, eludendo alcun tono polemico, anche se di polemiche se ne potrebbero tirar fuori dal sacco a iosa, come coriandoli a Venezia, se si considerassero i tagli alla cultura che come mannaie si abbattono facendo stragi di entusiasmi, affogando nell’aridità della concezione che se le casse son vuote la prima a patire debba essere la cultura, la qualità. L’arte. La storia di un popolo. Il pensiero. La libertà. E solo perché chi si ciba di cultura sprofonda nella miseria . “Mi sento stanco”. Parole che suonano pesanti, perché non denotano stanchezza fisica, come potrebbe risultare plausibile dopo anni di attività, ma carenza di forze psicologiche. Sfilacciamento di quella spinta di archimede per reggersi a galla in questa melma che lascia senza parole. Basiti e Sbigottiditi. Suonano ridondanti nelle mie orecchie queste parole, provocandomi un senso di nausea per chi continua a premere schiacciando con i pugni la carta nell’immondizia tentando di soffocare la cultura, nella convinzione che faccia sprofondare la città nella povertà. Perché se zappi le patate dai da mangiare. Se strizzi cravattini e tiri su occhialetti muori di fame. Perché questa è l’idea che si ha dell’intellettuale. Ma qualcuno gliel’ha spiegato che l’intellettuale non è solo chi srotola sproloqui di rime dantesche o leopardiane o si pavoneggia recitando Shakespeare come Fo su un palcoscenico?! Qualcuno lo ha spiegato che prima o poi sbufferà fuori come popcorn da quel secchione della spazzatura in cui è stata pestata e compressa la cultura perché ridotta. Quella che impreziosiva la città, dando un’identità a questa Valle: arida terra secca, che si spacca. Muta. Triste. Dove spadroneggia il pellegrinaggio per le strade di chi calpesta sanpietrini a testa bassa. Annuendo al padrone e credendo che la crisi tocchi solo gli altri. Che l’onda non ti travolgerà Che il terremoto non tornerà. Che tutti stanno bene e ci si lamenta solo per il gusto di lamentarsi. E’ quando ti tocca da vicino che senti i brividi. Che senti di dover reagire, perché se inizialmente sei in preda allo sconforto dopo poco ti inorgoglisci e dichiari guerra. Testuggine. Testuggubne! Testuggine! Si chiude in difesa l'esercito romano occultando dietro grandi scudi quadrangolari il reale numero dei legionari. Respinge frecce avanzando fino ad accorciare le distanze con la prima linea del nemico. Effetto sorpresa. Scardina le righe. Rompe lo schieramento e parte all'assalto. E' l'assedio! Faccia a Faccia con il nemico. Vediamo chi vince stavolta. Io non mi tiro indietro. “E’ quando entra a piedi giunti nella vita quotidiana che il potere mostra il massimo straniamento e la rumorosa inutilità di certe sue mezze proposte.” Una frase incipit di un articolo, che mi ha dato da pensare. Zaccheggiavo, ma l’inchiostro digitale deviava sul guainvista la mia penna vuole ossigeno per polmoni affannati che non respirano più. Lasciatemi almeno questo piccolo spazio. Miss Gi.
| inviato da guainvista il 24/11/2009 alle 17:36 | |
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13 settembre 2009
noi non grandi
 E volevamo essere grandi. Da piccoli. Grandi come gli adulti. Ma non lo saremo mai. E non parlo di spirito goliardico e energia da vendere, perchè quella l'avremo sempre, per fortuna, conoscendoci! Tentacoli arrugginiti di freddi pensieri provano a plasmare una figura concreta e completa che almeno per un po' abbia una parvenza di vita da trentenne. Quella sagoma perfettina che tutti si aspettano che si diventi a trentanni. Quella parola che mia nonna tira fuori dalle tasche de lu zenal' ogni volta che mi guarda e con i lacrimoni agli occhi vorrebbe dirmi : Truvt lu spos, ma quill serie!!. ma sa che i tempi son cambiati. Che io non sono come lei. Quel sostantivo che ogni genitore vorrebbe appiccicare sulla fronte di ogni figlio come la scritta Fragile stampata sugli scatoloni ritorna rimbombando nelle case di tutti: Sistemato! Famiglia. Lavoro. Generazione. Figli. Crescere. Festeggiare i Natali. Volersi bene. Campare bene. Case. Ville. Giardini. Quadretto collettivo di una società cambiata ma con la mente arretrata. i valori restano. Ti dicono. I sentimenti anche. Truvt lu spos. Come 80 anni fa. Quando nonne trovarono l'america. E invece non è cosi. In una grande città, coma la nostra piccola provinciale, non è cosi: la musica è la stessa e le accomuna. L'immagine di dieci anni dopo, a trentanni, non ha nulla che si chiami sicurezza. Quella che fa credere che in un domani ci sia un posto anche per noi. Abbiamo fermato il tempo. Con la mente. Quanti settembre abbiamo visto. Quanti buoni propositi. Un capodanno personale, un anno da ricominciare, da innovare, da inventare, con la freschezza della giovinezza e la pesantezza di non saper cosa fare. L'entusiasmo dei ventenni che varcano atenei pieni di sogni e strade da lastricare. E noi? che abbiamo già fatto tutto? Che non ci siamo accontentati? che abbiamo creduto negli ideali? che abbimo fatto l'università? e che stiamo ancora qua. Qua a guardarci dentro. A far la fame. A pensare ad un lavoro. A bere birra e a dire domani. "Ancoooora" è la parola che fa orrore. Prendere atto è la consolazione. Siamo cosi, è vero. Ognuno pensa di non esser quel qualcuno che voleva. Altri, gonfi in petto, non si rispecchiano in questo dire, prendono distanze e con il figlio nella mano ti guardano di sbieco se racconti di un sabato a balalre. Altri invece fieri di sè stessi non diranno mai : ancora qua. E ci ritroveremo in una casa americana, con i giardini, tuttinsieme, come un moderno colorato ospizio per vecchi. saremo a farci compagnia, nubile e celibe, con la voglia di abbraccaire e di baciare. Con il non impegno. Ma con il non voler star soli. Cosi, senza niente. Senza Tempo. Non abbiamo costruito niente. Solo un vissuto con l'idea di noi non grandi, e continuiamo a dire ragazzo a un 40enne considerando adulti i 60enni, e noi semplicemente ragazzi. Cosi è, se vi pare. miss gi.
| inviato da guainvista il 13/9/2009 alle 17:31 | |
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13 settembre 2009
eh già
Per ricominciare a scrivere ci voleva una turbolenta notte di un noioso sabato sera! Ce l'ho fatta. Non credevo che sarei stata capace di confrontarmi di nuovo con la penna. Ho inspirato lungamente e ho soffiato su questo foglio virtuale le prime frasi che mi venivano in mente in una stanza alle 3 di notte quasi. Non ho sonno. Non ho voglia di leggere. La tv sta li, silenziosa. Fuori c'era gente. Il solito mucchietto finto divertitosi e impegnato in una ristretta piazza nel cuore della città. Ammucchiati. Balordi. Insipido chiacchiericcio fourviante di chi non dice niente. Mano nella mano o nella mano un mjito. Che neanche mi piace. Ingurgitato. Sputato. Accartocciato. Buttato. Finte risate. Racconti della passata settimana. Che fai? Che dici? Dove vai? Dove hai mangiato? Che palle sta città. Mo ce ne andiamo. E chiacchieri fino a notte fonda incontrando le stesse persone di sempre, rivolgendo le stesse domande di sempre e non capendo mai che in fondo, alla fine, non ci si dice mai un cavolo. E il telefono continua a suonare. Non rispondo. Mi giro all'altro lato. Guardo il pc. Un monitor bianco. Le dita scivolano incontrollate tirando fuori dalle tasche non si quali pensieri. Li avevo nascosti. O solamente conservati. Come si conserva una carta di caramella smangiucchiata o uno scontrino di un bar impersonale, incontrato per caso lungo la strada di ritorno. Inchiostro digitale imprime il mio senno perduto, che un tempo tirava fuori il meglio di una profonda e allegra creatività, che anche quando era sorda, triste e muta riusciva a regalare uno scritto che sapeva di qualcosa. Ora sembrano solo miseri appunti di un folle vagabondo che vuol sfuggire alla realtà. E il telefono non smette di trillare quell'odiosa musichetta. Prima o poi la cambio. E non mi decido mai. Come il lento passo di un pachiderma che deve raggiungere al più presto una meta. Come se dovessi decidere il nuovo taglio di capelli. Non ho più il coraggio. Non sono più io. Non mi riconosco più. Ho paura di scrivere. Il muro. Questa città è riuscita a tapparmi. Lo sapevo. C'è riuscita. Tanto lo so che domattina, riaccendendo il pc, scoprirò con stupore questo mio inconscio regalato a internet e mi chiederò come mai io non abbia risposto a quel telefono. Come mai ho lasciato che le mie mani non siano riuscite a domare il mio ego tirando fuori l'insensato dire. Il mio inconscio. tutto per non rispondere a un cavolo di telefono che continua a squillare. Insistente. Ma che vorrà mai dire questo suono nel profondo della notte? Non lo saprò mai. O forse si. Intanto vado a dormire. Buona notte. Miss Gi.
| inviato da guainvista il 13/9/2009 alle 2:24 | |
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10 agosto 2009
bla bla...
Non gli stacchiamo la spina poichè non è ricoverato in rianimazione. Scrivaimo quello che ci pare perchè le cose vere hanno l'anima imperturbabile. Ci affidiamo ai quadratini di una tastiera che battono lenti nella notte della gioventù. Ho riempito questo spazio bianco di ricordi e di emozioni, di critiche e di polemiche. L'ho farcito di poesie, di colori e di me stessa, Verde acido di un giorno di giugno che nemmeno abbiamo ricordato. Guainvista il 28 giugno ha compiuto 3 anni! Auguri al mio diario personale, ricordo di giorni splendidi e testimone di un futuro ancora incerto e ricco di guiai! E Guai a Voi...
| inviato da guainvista il 10/8/2009 alle 1:29 | |
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29 aprile 2009
prima o poi...
E vorresti che il momento delle scelte non arrivasse mai. Ti volti indietro e, con la punta delle dita nella bocca, giri su te stessa. Scattosamente. Nervosamente.Movimenti netti. Rapidi. Propri di chi sente il dubbio scorrere lungo il corpo. Ti afferra i fianchi, ti tira a sè, ti stringe al petto, ti gurada negli occhi e affonda gli artigli nel cuore fin quando non smette di sanguinare. Gocciole rosse cadono sul pavimento a schacchi bianco e nero. Con piccoli saltelli giochi a mettere il destro sul quadrato nero e il sinistro su quello bianco. Infantile gioco che distrae dal prendere la decisione. Distoglie l'attenzione. Devia lo sguardo. E tu prendi tempo. Infondo lo sai cosa devi fare. Nel tuo profondo sai che quella è la scelta giusta, quella che il mondo intero applaudirà. quella per cui le tue amiche da una vita intera fanno il tifo, quella che ti rende fiera. Quella che ti fa credere di essere forte e coraggiosa. I goccioloni si fanno sempre più intensi. E il cuore si inaridisce a raggrinzisce sempre più. Ha delle rughe che gli rigano la superficie. Sembra un pallocino sgonfio, che non ha più la forza di seguire rapidamente la pressione che lo spingerebbe a roteare velocemente per tutta la stanza. Hai scelto. Hai deciso. e ora sei sola. Di nuovo. Ancora. Perchè ti eri affidata a quella quotidianità che invece non ti appartiene. A quel considerare le persone sperando che non fossero come il disegno del tuo istinto le aveva marcate. Stolto è chi crede di essere protagonista solo per rimpopparsi la coscienza, inebriato da inutili manie di protagonismo, tipico di chi si affanna a colmare il proprio misero bisogno sfrenato di sbrilluccicarsi l'ego per sentirsi figo, temendo di essere dimenticato dal mondo. Povero. Il sangue cola. Cola e scorre lento. Inonda il marciapiede, finisce nei tombini, nutre i topi che risalgono la corrente delle fogne. E attendi l'ennesima toppa, che affiancherà le pezze colorate e ricucite a mano su quel muscoletto con gli alveoli che riprende a battere lentamente tra le tue costelette.Non sai più quel che scrivi. Senza girare gli occhi per vedere il papiro che hai srotolato.Le lacrime appannano lo sguardo. Con le dita cerchi di asciugarti, per no far vedere, per non struccarti, per ricomporti. La tormenta è passata. Ti alzi dalla sedia. Lo spingi indietro, Gli arruffi i capelli. Lo guardi per l'ìutlima volta e sai che le tue mani non scivoleranno più lungo le scapole. Non intrecceranno più il tuo ventre. Non accarezzeranno più le vene del collo e non finiranno più sulle labbra bagnate. Ti alzi dalla sedia. Apri la porta e vai via. Aspettando che il giorno finisca. Che il tempo corra. Perchè è scomodo essere sospesi in una dimensione che non ti appartiene. Agognando ciò che hai deciso di spegnere. Il momento è arrivato. Lo vedi. Ha una mannaia tra le mani pronto a seprare il confine tra sogno e realtà. Un taglio. Netto. E non si torna indietro. Chiudi la porta quando esci. Ciao
Miss Gi.
| inviato da guainvista il 29/4/2009 alle 21:50 | |
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16 aprile 2009
con la fretta tra le dita anche quando scrivi
"...quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese!" Benedetto Croce
L’inchiostro digitale mi chiede spazio, ma ho il cervello in panne. Sbafa, non risponde ai comandi delle dita. Sfigge e non capisco cosa scrive. Ogni tanto la mia massa cerebrale si rischiara, forse quel timido raggio di sole di aprile fa capolino tra i miei affanni e si fa spazio tra i miei singhiozzi proiettando l’occhio di bue luminoso sui miei neuroni. Lo sento che tenta di infondere tranquillità, ma neanche lui ci riesce. Scariche di timori invadono il corpo, come secchiate d’acqua in faccia.Nervi saldi, facce tese. Ho paura. Il cervello in panne, il cuore in gola, negli occhi il colore di un mese trasparente: inesistente sul calendario. Si vive sospesi in un’atmosfera che non sa più di normalità. Abitudini stravolte, ritmi spezzati, sogni intossicati di un’esistenza grigia, con la polvere tra le ciglia e il boato nelle orecchie. Tremano i vetri, cadono le mensole, si spostano gli armadi, si spaccano le mura, la terra oscilla, sobbalza, nazzica nervosa culle di innocenti, “sdillazza” le budella che attorcinano l’intestino divenendo un tutt’uno di terrore e fretta di fuggire. Fuggire via. Voglia di scappare nelle zone grigie dell’italia. Il bel paese dal sisma facile. La terra dalla spina dorsale appeninica tremolante. Ma noi siamo tosti. Forti e gentili e restiamo qui. Andiamo avanti. E’ tutto cosi fuori dal mondo. Impresso nelle menti. Scalfito nella memoria, nella storia, nella sala d’attesa di un bigone paventato, dalle bocche di chi vede e prevede, di chi blatera, di chi spaventa. E bramiamo certezze. Agogniamo sogni di gloria che ci plachino gli animi e tranquillizzino il popolo. Ma non ci sono certezze. Il dubbio. Il dubbio resta imperante. Sovrastante con un piede sulle macerie, pronto a fare il suo stund up di fronte alla scienza, che anch’essa ha toppato e alla non scienza, stregoneria, che non ha spazio per il suo dire. La paura cancella i numeri, le frasi, le date della memoria. Imprime solamente stati d’animo, sensazioni, angoscia, terrore. Un senso di tristezza, profonda fa da velo a quelle tende blu che diventano la casa di molti. Il pensiero tremolante, scosso da quel mostro che ha bloccato i respiri. Ha portato via le vite, come fiori strappati da un prato e poi buttati dietro le spalle. Mi avevano arrestato la penna, impedendomi di raccontare di quella città che ho nel cuore, di quelle strade che mi hanno vista ridere e deridere e piangere e innamorare. Di quegli anni li a studiare, a cazzeggiare a stramaledire. Quelle luci estive di piazza duomo, quel punzecchiare glaciale, quelle stradine tutte storte e pittoresche, la cantina de ju boss..che fine ha fatto? Quel profumo so che resterà, ma qualcosa è cambiato. Qualcosa dentro noi è cambiato. Ci ha segnato. La realtà. Le nostre vite. Sembra strano. Mi sento strana. Alla ricerca dell’anelata normalità. Voglio tornare a rivivere la tediosa normalità di una Sulmona sorniona e pacata, dove non accadeva mai un cazzo e dove il grande evento poteva essere solo un buco in pancia nel cuore antico della città, con chiacchiere di contorno e passeggiate politicanti sbandierando fondi e prevenzione. Silenzi che stridono come corde di violino stonate, come pianoforti scordati, come nenie lamentose che infastidiscono anche le orecchie più affinate. Insopportabile quel senso di vuoto di una città a pezzi in pezzi di storia tramutati in polvere, in angoli di paese divenuti briciole. E voglio ricordarla cosi, come quando mano nella mano la giravo in lungo e in largo tra salite immense e discese rotolanti, tra tradizioni, dialetti con lo ju che ripetevamo come vernacolo strano. Ma sotto la cenere pulsa la vita e risorgerà. Oh si che risorgerà. E io? Nella paura. Paura. Una parola dominante. Che s’insinua. Si addentra. Stravolge e disorienta. La scriverei mille volte, per esorcizzarla. Cerco conferme, vorrei sentirmi dire a tutti costi che stiamo sicuri, che siamo tranquilli. Voglio tornare a pensare alle mie stronzate di sempre. Credendo di essere ancor bambina e che è tutta una favola. Una favola a lieto fine. ..con pure il principe azzurro (se ci scappa). E si rialza. E rivivrà. Un’altra vita. Un’altra storia. Un’altra era. Ricomincerà. Miss Gi
| inviato da guainvista il 16/4/2009 alle 15:44 | |
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15 aprile 2009
A-nomalo come la A di A-prile
E' più di un mese, ma c'è un motivo. Si avvicendano le stagioni, si mangiano le mele poi i lamponi gli anni passano in un giorno con sarcasmo di contorno come gatti dispettosi nei tuoi occhi strepitosi le cose cambiano ma tornerò.
| inviato da guainvista il 15/4/2009 alle 23:36 | |
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12 marzo 2009
Ignobil testa e mentecatto cuore
 Chi l’avrebbe mai detto? Sensazione di assenza. Sospensione. Le preoccupazioni ti assalgono e rubano il posto agli immediati ricordi. Ho la memoria di una mosca!- Ti hanno sentito blaterare. A proposito.. ho notato che parli da sola, che scegli statali lunghe e diritte pur di cantare a squarciagola mentre acceleri con il pedale. Che succede? Non dai più pennellate, ma aride sterzate.Hai scelto tu i colori,è vero, ma non hai guidato il pennello sulla tela. Grave! Sembra come perdere la testa. La senti che si stacca e rotola giù per la discesa like a rolling stones. E il mondo non va avnti, si paralizza. E tu immobile come uno stoccafisso davanti le vetrine dei negozi, che riflettono la sagoma di un’imbambolata che gioca a mosca cieca senza ritrovar sé stessa. La sua anima. La sua verve. La sua creatività. La sua indole che le faceva credere di avere quel tocco in più che le rimpoppava petto e schiena eretta, con tutti i suoi limiti e difetti, pronta a non desiderare mai di poter scambiare la sua vita con quella di altri. -Perché? -Bè semplicemente perché si piaceva così. Senza niente. Con un fiore tra le dita e parole che fluttuavano magicamente dalla sua mente tramutandosi su di un foglio in scrittura. Con una scarpetta luccicosa pronta per ballare e una ciavatta per cazzeggiare. Con la borsetta sempre a tracolla e la matita dietro l’orecchio per dare forma al suo estro creativo, che senza preavviso zampillava e salterellava giù dal palco, fuoriuscendo a volte “stormi di uccelli neri, com’esuli pensieri nel vespero migrar”. Nel mezzo. Intra. Fra. Tra. Mah! Sperduta non si districava più.Ma ciò che sol ora ha appreso è che le parole non sgorgavano dalla mente, bensi dall’animo. Signorina, era l’animo la pietruzza. Era il cuore il suo diamante. Ma lei lo ha coperto, come un cieco copre il suo occhio offeso, come un tempo si nascondeva un figlio storpio. Ma Ciaula scoprì la luna, lo sapeva? Pirandello disse così. E quella Luce, per un povero caruso di minatore sempre al buio, dall’aspetto peggiore di Quasimodo di Notredame, che non sapeva esistesse un “fuori”, era gioia. -Ti servirà questo momento di confusione.- ti hanno detto. -Riprendi te stessa, quella che ti piaceva, quella che hai lasciato tra le frenetiche dita di chi non ne ha compreso mai l’essenza. -Non ho più niente. -Ti resta il cuore- disse. - Come il cuore? Cosa ci si fa con il cuore? Con quel muscoletto con gli alveoli ci si può pensare? Come posso capire con il cuore? Come posso analizzare la situazione ormai ingestibile? Si muove involontariamente, come può farmi agire correttamente? - Cosa?? Pensare.?.Capire??..e cosa ci sarebbe mai da esaminare? Il cuore non pensa. Il cuore non analizza. Il cuore è emozione. Il cuore và. E lo devi lasciare andare. - E dove va? - Eh se non lo sai tu! - No. Non lo so - Si che lo sai. - E va bene lo so. L’ho sempre saputo. Ma da quella parte non si può più andare. Ecco, hai visto? Mi ha fatto sbagliare!Di nuovo. - Chi? - Il cuore! Eh se ci fosse stata lei, la mia testa..forse … - Forse ti avrebbe solo fatto la morale. - E per la morale ciò che fa il cuore è sempre sbagliato. - E per il cuore non esiste la morale. - Affidati all’emozione - No, non più. A che serve? A viverti il momento? Sarà…ma quando torna la mia testa capiròl che ho sbagliato - Che palle gli insicuri! - Tutti con la scusa da incalliti buonisti a cui va sempre tutto bene dicono di seguire le emozioni. Chissà perché poi quando piangono, infilano la coda tra le gambe, tirano calci all’orgoglio e vengono da te che hai la testa. Ma poi ti dicono, con gli occhioni da cerbiatto come il paraculoso gatto con gli stivali di Shreck: ma lo amo! E io? Io dovrei seguire il cuore per dover lottare, soffrire, piangere e ritrovarmi ancora a dire parolacce al vento, cedendo poi alla debolezza di dover dire cazzo perché continuo a volerlo? Questo discorso diventa lungo, noioso e contorto. - Confusa è dire troppo! Volta pagina e ricomincia. Passerà. -Certo. Se ritrovassi la mia testa, passerà. E se avessi il cuore?
Miss Gi.
| inviato da guainvista il 12/3/2009 alle 16:54 | |
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1 marzo 2009
marzo

Patricia Anders- mshrooms copy, oil on canvas
Non potevo non evidenziare il fatto che è marzo.
In un anno e mezzo ho vissuto tre inverni freddi e grigio cemento ( tre perchè
Italia-Australia- Italia).
Il fatto che sia marzo mi da fiducia...possibilità che madre natura scansi a
colpi di calci nel sedere questo inverno fradicio dai miei ricordi.
Oggi è anche un mese che...( non si può ancora rendere pubblico, ma ne vado
fiera e vorrei fermare il punto sul mio web log). Spesso mi trovo a celebrare il mese nuovo...mi piace la parola nuova da leggere
sugli atti e sul calendario, mi piacciono le lettere che si compongono in
qualcosa di fresco e farcito di novità.
A me piace molto cambiare, deduco; pericolosamente molto, temo.
Vorrei scrivere ogni giorno qualche cazzata sul blog...mi piacerebbe ricordarmi
di qualcosa...per esempio:
Quando ero piccola, improvvisamente, lasciai la bambola e scoprii.. la pianta!
Il mondo vegetale mi rapì. Come fu possibile?
Mio padre un giorno riportò a casa un mandarino cinese che sarebbe un alberello
nano con dei piccoli frutti arancioni un po’ oblunghi. Fu amore a prima vista,
era alto come me e mi sembrava un mio amico nuovo...diciamo che con orgoglio a
posteriori posso sostenere che compresi subitaneamente come i vegetali abbiano
una sorta di "anima". La cosa che più mi colpì erano i frutti...così,
semplicemente donati a me medesima da quel nano amichetto mio con i capelli
cotonati- ricci -verde punck...gratis!
Ma grazie Albero!
Ma Prego Chiara!
E quindi la passione si alimentò....
e vai con le piante di peperoncino, le piante di melanzane, i pomodori pachino,
i peperoni nani...tutti miei, colorati generosi e VIVI!
E poi la passione nel crescere mutò...intesi anche la bellezza del coltivare le
piante da fiore, lo stupore di un dono così essenziale, colorato e unico mi
devastò! Ma che belli questi bocciolini che diventano boccioloni e che stando
per esplodere sono ognuno come un sabato del villaggio pieno di aspettative!
Invece ultimamente mi incuriosiscono non poco le piante
grasse, ma non quelle tipiche, quelle strane, quelle senza spine e tonde tonde…mi piace osservarle perche sono lentissime e
forti, come le tartarughe e danno un senso di eterno. Ora la pasta al forno
della domenica reclama la mia presenza a tavola permettendomi, così, di
concludere la divagatio senza l’onere di trovare un finale carino, adatto,
inatteso o brillante!
Buona domenica gentes
dei blog…
piante molto strane!
| inviato da guainvista il 1/3/2009 alle 14:43 | |
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24 febbraio 2009
Black hole sun Won’t you come And wash away the rain
| inviato da guainvista il 24/2/2009 alle 10:3 | |
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22 febbraio 2009
..Perchè deficienti se lo scrivi senza i non rende
 E mi è bastata una sera. O forse neanche quella. La incontrai in un’osteria. Sorseggiava vino e fumava l’ultima sigaretta. Mi bastò un istante per capire che gliene ne avrei visto fumare altre mille. Ma non ci pensai. La guardai. Mi piaceva immaginare la sua personalità. Giocherellava con quel calice di rosso rubino, che forse non le si addiceva. Lo mandava giù. A piccole gollate, senza mai staccare lo sguardo dal niente che neanche aveva davanti. Pensieri. Frasi e parole che infilava a catena in mezzo alla miriade di lettere, vocaboli e aforismi tra lo zero e uno della sua mente. Ricordo tutto, sa! Discorsi insensati. Li capivo. Si vedeva. Se ne stava al centro della stanza, su quel tavolo di legno grezzo, facendomi venire riccioli mentali nel tentativo di interpretare i suoi se e ma, tra quei vortici telepatici che si palesavano in espressione. E se ne stava lì. Solo. “Con la sua solita faccia aperta ai dubbi”. Lei, signor Poeta, lei con il suo nobil verbo che mi fece innamorare del mondo che non tutti afferrano. L’avevo dimenticata. Ora l’ho ritrovata. Ma non la riesco a guardar bene, no la so metter a fuoco. Saranno le lenti. Sarà l’emozione che mi bagna gli occhi. Saranno le corde tiranti tra ragione e sentimento che iniziano a scalpitare, impazienti di venir fuori, ma frenate da qualcosa. Sulla seggiola più sgangherata di quella bottega da vinaroli. Che ci facevo io là? Presenziavo a un tentativo di riscoprire il profumo di poesia, perso in un cassetto telematico per concedere spazio forzato a piattume e società. Recupero affannoso di fantasia e creatività. Quel sensore che mi permetteva di irrompere col mio io nei quadri, nella musica, nei libri. Sentendola nel mio dentro. Avvertendola sulla pelle. Lasciando che l’arte invadesse spirito e mente. Sputavo fuori inventiva e genialità. A iosa. Come mani e braccia in sacchi enormi che ribaltano coriandoli su e giù. Ora con i capelli arruffati, il viso scombinato, la sciarpa cicciona, cammino con l’aria di un ottone stonato tra le vecchie strade di una società impervia e ricurva, vuota e sempre più arida, che ha dimenticato quella semplicità e genuinità che fortificava gli avi. Mi è bastata una serata in un’osteria per annusare quel buon odore di lei, signor poeta, che mi per anni mi aveva cullato l’intelletto, con strofe, sonetti e canzoni di sor verseggiatori del tempo che fu. Un pianoforte di sottofondo ha scosso gli assopiti sensori, che ancora non saltano fuori. Dormono. Inerti e risucchiati dalla triste cittadina che vuota e grigia mi cammina affianco. Si scosta e mi guarda ogni tanto. Ridendo delle buche, dei salti, delle ansie, dei sotterfugi, della viltà, delle censure, delle bocche tappate, dei colori sfumati, delle luci spente, delle fabbriche chiuse, del cinema chiuso, della caserma chiusa, del’ospedale in tilt, del ridicolo carnevale, finto e triste, come il Pierrot che si dipinge la lacrima sul volto, suscitando compassione, lui dalle caratteristiche di astuzia e doppiezza è noto per essere il triste innamorato della luna. Finta ilarità di un coglione. Come il pagliaccio costretto a fare il buffone, buttando rena sul sangue del trapezista che cade giù. Ma la faccia bisogna salvarla e “ridere per compiacere la sala vuota da mantenere”, c’è voluto Vinicio per ricordarmi il cerone che si appiccica in volto, per oscurare realtà e agire di sotterfugio. Solo perché lei Signor Poeta, non ha la forza del contagio. Ha l’immortalità di restare sulla carta, ma avrebbe una gran forza dirompente come un fiume in piena se solo tutti l’ascoltassero, se solo tutti la leggessero, calandolo da quel piedistallo in piazza venti ma rendendolo vivo con il verso. Questa città ha perso la sua poesia. Perché deficienti se lo scrivi senza i non rende. Grazie Serena.
Miss G.
| inviato da guainvista il 22/2/2009 alle 16:13 | |
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8 febbraio 2009
Non ci restano che toppe e seggiole per guardare.
E il Morrone se ne sta li a guardare. Per fortuna..almeno lui. Resta in piedi. Irto a petto infuori, pronto a confortare i timori di abitanti un po' sperduti, che si guardano intorno, piroettando su sè stessi come chi ha perduto la rotta. Con gli occhi imploranti di chi spera in sagge mosse da Palazzo del potere.Signori imbelletati, ancor più spaesati tirano fuori incomprensibili decisioni che pilotano, confondono, deragliano, cancellano e poi riprisinano. Indecisi. Confusi. Baffuti sparvieri dalle strappate ali. Lenti anghelli della buona novella. Con il suo ciuffo di zucchero a velo sulla testa è sempre lì a oriente, aspetta anche lui una bella giornata di sole per mettersi in posa e farsi fotografare da chi non è abituato a vederlo tutte le mattine. Bello. Imponente. Paziente spettatore di tante vicissitudini.Con quell'invidiabile forza che solo lui riesce a trasmettere e a ricordare che nonostante la città si sgretola nelle fondamenta, lasciando rotolare pietre lungo la scarpata, segno di una politica dagli strascichi like a rolling stones, insegna che non si può mollare, cedendo a momenti di sconforto, dettati dalla mancanza di tatto altrui. Sensibilità. Quella di chi allegramente, sine malizia alcuna, spennella su un maxischermo qugli errori che ti accartocciano il fegato. Ma resti in silenzio. E forse ti vergogni nel mostrar le debolezze, come cittadellapaesella che arrossice per il suo buco in pancia. Ti difendi. Da chi? Da nessuno. Dalle parole. E lui per fortuna è sempre lì, non è crollato. Da un mese, da quel famoso 11 gennaio, (manco fosse l'USA) mi affaccio ogni domenica alla finestra e tirando un sospiro di sollievo penso: menomale...c'è ancora...Il Morrone! Una città che chiude, una città che resta senza nulla, con un pugno di terra tra le mani pronta a riscotruire i suoi castelli. Ha perduto le parole, lei, paesella, che prende una seggiola di legno e come vecchi di paese sull'uscio, si accomoda sull’orlo della voragine e guarda in giù. In attesa che qualcuno la rattoppi. Pronti a dichiarare guerra, i cittadelli, ai padron che tentano di manovrare le briglie di lei ,che come un ciuco stanco perde la soma e si accascia a terra. Un tonfo sordo. Nessuno l’aveva sentito. E’ rimasto un buco e intorno il caos di mani agitanti, voci sbraitanti, menti eccelse che si lambiccano il cervello pur di sputar fuori l’adatta sentenza. Hanno aperto le gabbie. Sfrecciano selvagge le auto a sfregio. Disordine. Disobbediscono al padron che tira il mulo.Poi passano, si fermano, buttano un'occhiata, curiosi commentano e agitano il capo. E d'improvviso, tra pareri discordanti, tutto forzatamente rientra nei gangheri. La città si rimbelletta e s'incravatta. Come la vecchia dell'Umorismo pirandelliano si spennella il volto, con rossetto, fard e quant altro, per coprir le rughe, per nascondere i difetti detatti dall'età. Cosi cittadella si acchitta, come un malato in pigiama costretto ad andare ad una festa di gala. Apparenza. Finta vetrina che prima o poi s'infrangerà mandando in mille pezzi tutti i fantamega progetti da 3milioni di euro. E buonanotte al secchio. E a noi non restano che le toppe. Ma per fortuna la mia roccia è sempre li. Il Morrone. o Le Lomas de Sulmona, per dirla alla Capossela.
"Vi svegliate un giorno e non avete più aprole per dire "giorno".scendete in strada e non avete più parole per dire "strada". poi scoprite che la città è piena di smemorati come voi, che vagano sperduti in una nebbia di cose senza nome, incapaci di parlare e ricordare, incapaci di pensare. perchè tutti, quel giorno, avete perso le parole, le avete perse per sempre, ed è colpa vostra" Il libraio di selinunte R.Vecchioni
Miss Gi.
Riassunto delle puntate in cui guainvista è stata rapita dai pirati di fb CAZZO! CHIA'!
| inviato da guainvista il 8/2/2009 alle 12:55 | |
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27 gennaio 2009
i pirati di fb
| inviato da guainvista il 27/1/2009 alle 17:12 | |
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11 gennaio 2009
DI FACCIATA
Come una ventosa sull’orlo di un sifone gode nel succhiare via la stoppa melmosa, cosi hanno aspirato via il mio animo, portando via con sé entusiasmi, saggezza, soddisfazioni, grinta e volontà. Con una mano l’hai afferrato e con voracità l’hai cacciato fuori dalle viscere dello stomaco, tirandolo su, lungo tutto l’esofago, costringendomi allo sputo di carne maciullata e mal digerita. Un cielo plumbeo accompagna i passi. E’ inutile il rancore, inutile dire la propria. Loro, avidi sciacalli, che di carogna fanno fiero pasto, non capiranno mai. E ti ritrovi li, con occhi lucidi e molari serrati, con la dignità di chi sa di aver detto la verità, di aver difeso le proprie posizioni. Ma tanto la finta vetrina di vanità vincerà. Come sempre il losco tavolo da gioco si ribalterà e al suo posto salterà fuori un ridente bancone da bar, con tanto di charleston, piume, tacchetti e risolini. All’arrivo dei gangster nei quartieri malfamati della New York anni 30 tutta l’apparenza coprirà ancora una volta la clandestinità che pulula sotto i tavoli verdi. E la giustizia resta a bocca asciutta.Finchè c’è chi piega il capo, striscia inerme, come l’inetto senza carattere, parlottando solamente, ma al momento della battaglia calpesta la bandiera deponendo le armi e piangendo dietro le trincee. Con la solarità ormai nei ricordi d’estate te ne stai ferma, li per strada. Sotto il lampione che ti porta a casa. Prendendo una decisione. E continui a contare il pro, sperando vinca sul contro, ripetendo i numeri senza sosta sulla punta delle dita, cercando di separare il marcio dal sano. Tutto ciò so che non servirà. La casa non sarà più bella e il pavimento non sarà più lucido e splendente. Perché la polvere non andrà via e il calzino fuori posto farà parte del vissuto. Un disordine comandato. In realtà, la vetrina luccicosa di facciata prima o poi crollerà.
Miss Gi.
| inviato da guainvista il 11/1/2009 alle 16:23 | |
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3 gennaio 2009
guardando un pò più in là
Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo Marcel Proust

| inviato da guainvista il 3/1/2009 alle 1:6 | |
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31 dicembre 2008
Augurio..
...che sia una serata un pò magica per tutti !

| inviato da guainvista il 31/12/2008 alle 17:36 | |
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30 dicembre 2008
giusto du' parole
Mai quanto questanno mi sono sentita parte integrante del titolo di questo bellissimo blog: Guainvista! un genio Mila che l'ha inventato! a chiosa di questo anno bisestile vorrei solo dire Grazie. A chi mi ha dato un'opportunità. A chi ha tacitamente sopportato i miei post a volte prolissi a volte noiosi e carichi di sarcasmo per le variopinte stramberie presentatemi dalla sora vita. Alle nuove esperienze, alle cazzate che continuo a fare, alle persone sbagliate, agli errori in cui continuo a sguazzare agitando la coda come un' anatra in un lago di acqua fresca in pieno agosto, inventando scuse per far tacere la mia coscienza. Saggio grillo parlante che spazzo via con una bacchettata sul capo. Bislacca Fata turchina. Una favola d'altri tempi...o forse d'altri momenti. Non mi è mai piaciuto fare resoconti e imbastire bilanci di 365 giorni. Come l'elenco della spesa di oggetti utili comprati e di quelli dimenticati. Alla fine, però, mi trovo sempre a stilare liste con il tuttosommato tra le mani che mi fa tinfilare nel carrello anche l'inutile comprato. ...chissà poi perchè. Bè cos'altro dire, in questa lunga pausa in cui non riesco più a scrivere neanche mezza parola decente. Perchè non ho più un luogo in cui regni calma e tranquillità.come il mio animo. Silenzi in cui io possa affidare agli inchiostri telematici due parole per rilassarmi. Vorrei tanto stare sulla riva di un lago, sotto l'ombra di un salice in estate o sotto la protettiva corona di un ciliegio in invrno. Sola. Con la natura a farmi compagnia, una cioccolata calda e il tepore di un mondo che so che è li ad aspettarmi. Per avere la libertà di scrivere quello che mi passa per la testa. Grazie a chi c'è sempre. Miss Gi.
| inviato da guainvista il 30/12/2008 alle 16:16 | |
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30 dicembre 2008
tiriando le somme

Del furor di scrivere in una notte insonne. Della voglia di rendere onore al mio diario virtuale, guainvista, e dell'orrore che provo pensando che possa divenire una meteora spersa nel web, fermo nel tempo, ormai sterile e abbandonato dalle anime sue. In fine e sopratutto, della voglia di salutare l'anno che passa e se ne va, sperso nei ricordi degli uomini, ingiallito nella memoria di 365 giorni, passati, un anno fa, ma in fondo unici e irripetibili. Il 2008 per me...merita un saluto come dio comanda. Perchè è stato un anno cardine nella mia vita, mutevole e incomprensibile, generoso e struggente, sofferto. Il primo giorno del 2008 mi trovavo in viaggio, in Umbria, buon inizio. Bel paesagio e buon presagio. I successivi mesi del nuovo nato li ho vissuti nel delirio di uno studio leopardiano, ma il 4 febbraio ho partorito la mia nuova me, il mio essere un avvocato, con tutto quello che significa il termine, dentro e fuori la professione. A Marzo invece ho deciso di partire per l'Australia! E poi l'ho fatto per davvero! E quindi il 2008 mi ha regalato emozioni senza pari, mai vissute prima. Riflessioni riflessioni riflessioni... Ho vissuto un mondo nuovo in modo nuovo, pensando all'Europa tutto il tempo e riscoprendo le mie origini. Ho assaporato il gusto della mia anima. Ho ritrovato l'ispirazione della mia vita. Per non tediarvi ulteriormente e non auto violare la mia privacy non aggiungo ciò che non voglio comunicarvi, ma sintetizzo un pò descrivendo la cosa più importante che mi ha donato il 2008: La consapevolezza che posso fare quello che voglio. Che ho il mondo a portata di mano e che servono solo volontà e dinamismo per realizzare i desideri animati dalla passione autentica. Ho capito che cio che conta è viaggiare e non esser muto spettatore di se stessi e della vita che ti sfiora solamente. In questi ultimi giorni penso. Penso che gli amici miei, siano la magia che permea la mia vita da sempre. Penso Grazie. Amo il mio Amore... che ha vissuto ed amato con me ogni istante di un anno bizzarro! Penso che il duemilanove mi proporrà sfide avvincenti, scelte dfficili e responsabilità maggiori, penso che ho sete di nuovi obbettivi. Spero che mi offrirà sempre momenti di ristoro e di serenità quando ne avrò bisogno, ma sopratutto quotidianamente, nella mia camera, in cucina, la mattina con il caffè caldo in mano e una giornata nuova cui far fronte, quando gioco col cane appena sveglia, nei boschi e nei prati che valico da sola. Va bene basta ho scritto anche troppo. Ciao 2008, sei stato un anno grande e ti voglio bene! Sempre se si può voler bene ad un anno.
| inviato da guainvista il 30/12/2008 alle 3:19 | |
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25 dicembre 2008
18.21
 guitarmen, oil on canvas, P. Ghiglia
VITA
Giorno difficile, in cui il sole
e le nuvole combattono
- a tratti aperto, fiore,
a volte chiuso, frutto - ,
per confondersi nella notte!
Vita!
Veglia in cui gli occhi
si aprono e si chiudono,
in un gioco stanco
di verità e menzogna,
per confondersi nel sogno!
Vita!
Juan Ramon Jiménez
| inviato da guainvista il 25/12/2008 alle 18:17 | |
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24 dicembre 2008
gUAINVISta augura a tutti quelli che se lo meritano ( e che son pochi) BUONE FEsTe!!
Il mago di Natale
Gianni Rodari
S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali
per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne
andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei
cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
| inviato da guainvista il 24/12/2008 alle 16:0 | |
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14 dicembre 2008
E' na parola!
Un regalo per farti sorridere. Un regalo per scioccarti. Un regalo che ti dica chi sei. Un regalo che ti obblighi a rifarlo. Un regalo per farti innamorare. Un regalo per dirti grazie. Un regalo perchè lo fanno tutti. Un regalo perchè ti ho pensato. Un regalo perchè sono obbligao. Un regalo per ricordarti che ci sono anche io. Un regalo per dirti quello che neanche attraverso le rime sono mai riuscita a comunicarti. Un regalo per colorarti la giornata. Un regalo per non farti sentire solo. Un regalo perchè è Natale. Un regalo per immortalare nei ricordi un periodo. Un regalo per far tacere il mio cuore. Un regalo per "dirti cose vecchie con il vestito nuovo." Un regalo per ricordarmi la tua espressione quando lo scarterai. Un regalo per non farti andare più via. Un regalo semplicemente perchè avevo voglia di farlo.Un regalo che mi chiama dalla vetrina. un regalo adatto a te. Alla tua srietà, alla tua fantasia,alla tua stramberia, alla tua particolarità, alla tua fierezza, alla tua sciatteria, al tuo rincoglionimento, alla tua frenesia, alla tua impulsività, alla tua aallegria, al tuo savoir fair, alla tua magia, alla tua stronzaggine, alla tua carestia. Un regalo colorato. Un regalo importante. Un regalo fantasioso. Originale e ricercato. Un regalo pensato. Un regalo semplice. Un regalo azzeccato. Ma dove lo troverò mai? Miss Gi.
| inviato da guainvista il 14/12/2008 alle 13:23 | |
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14 dicembre 2008
PASSION - the place where the rainbow ends

| inviato da guainvista il 14/12/2008 alle 3:39 | |
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9 dicembre 2008
Esprimi un desiderio

Esprimi un desiderio e mettilo sotto l'albero di guainvista. E' sicuro che si avvera.
| inviato da guainvista il 9/12/2008 alle 12:11 | |
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9 dicembre 2008
Più fai più farai!
 Ultimamente ho in mente questo monito : più fai, più farai. Ed è la stessa esortazione di cui mi nutrivo mentre studiavo 5 materie per diventare avvocato. Pappareale verbale! E funziona, è linfa vitale, dinamismo che porta all'esplorazione di sè stessi e dei nostri dintorni, sociali, professionali..spaziali. Quando sono stanca me lo ripeto, mi concentro e proseguo. Quando non voglio partie, prenoto il biglietto. Con stupore mi cibo del nuovo. Divento più ricca e mi siedo, sorrido e mi fumo una sigaretta, nel relax di un giorno di festa. Oggi è lunedì e ne sono lieta!
| inviato da guainvista il 9/12/2008 alle 11:34 | |
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7 dicembre 2008
cometenessunoMai!
E’ appena uscito Chinese Democracy, l’album più atteso della storia della musica rock, venuto alla luce dopo ben 17 anni di lavorazione, che Axl Rose, frontman dei Guns n’ Roses, e unico rimasto della formazione originale, è nuovamente sparito.
Sono già due mesi che nessuno ha sue notizie, giornalisti, collaboratori, gli stessi discografici del gruppo non sono riusciti a trovarlo e minacciano querele e lo scioglimento del contratto. Il cantante, infatti, è scomparso proprio nel momento in cui doveva raccogliere i frutti di tanto lavoro, e soprattutto doveva promuovere il disco partendo per un tour mondiale che lo avrebbe portato anche in Italia, probabilmente a Milano. Naturalmente l’uscita di scena così misteriosa di un personaggio come Axl ha da subito generato centinaia di congetture. Molti rumors pensano che sia solo una trovata pubblicitaria della Geffen Records, la casa discografica dei Guns, per far crescere l’attenzione sull’album che stenta un po’ nelle vendite, nonostante sia costato ben 13 milioni di dollari. Alcuni credono che invece mister Rose sia in cattive acque addirittura vicino alla morte. I più però sostengono che si stia adoperando per un evento da tutti, fino a qualche tempo fa, ritenuto impossibile, ovvero, la reunion dei Guns n’Roses, quelli veri, per intenderci Duff, Izzy, Matt e Slash. L’ipotesi non sembra del tutto campata per aria per almeno due motivi: il primo è che il gruppo con il quale Axl ha messo su Chinese Democracy non esiste più da tempo e forse non c’è mai stato. Si può parlare più di collaborazioni con vari musicisti che di vero e proprio gruppo.
«L'etichetta (Geffen) è felice di averlo di nuovo tra i suoi artisti, ma - dicono dalla casa discografica - c'è frustrazione perché l'album avrebbe avuto migliori possibilità di andare al numero uno se lui avesse mostrato la sua faccia in pubblico». SI, MA LUI è LUI...
... CHE MALEDETTO!

| inviato da guainvista il 7/12/2008 alle 21:5 | |
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4 dicembre 2008
Con la noncuranza di uno Charlot
Il suo nome resterà confinato dietro gli incisivi. Stretto tra i denti solo con l' accenno di un' amara fessura che finge di essere sorriso. Rammaricato per il tempo passato, con accodati errori e sogni turbati. Nell'attesa che babbo Natale scenda per fargli srotolare guide rosse di infantile magia, con quella scia luccicosa dietro le renne, la sensazione del calore, il colore delle feste, dei campanelli, delle palline, dell'amore. Che colmi la disillusione di un presente e sproni alla caparbietà di ciò che si vuol fare. Non mollo! Ritento! Natale Che Natale sarà? So solo che cittadella paesella regalerà l'illusione di essere immersi nel Natale solo sotto i verdi archi infiocchetati e illuminati, tanto chiacchierati da tre giorni. Perchè quando gli argomenti scarseggiano, la cosa migliore del sano cittadello doc è criticare sempre e comunque. Sia se c'è luce che se non c'è.Che tristezza.Ma appena sarai fuori dalle antiche strade il freddo dell' anonima realtà ti farà abbottonare il cappotto, tirare su col naso e abbassare il cappello sulla fronte. Ricordandoti che si è fuori dalle mura.Lontano dalla cerchia riscaldata e colorata. E ce ne andremo con la nochalance di un clochard consapevole di ciò che si è, con la noncuranza di Charlot che fa roteare il suo bastone barcollando con i piedi di qua e di là. Perchè per ognuno sarà natale. Strano. Divertente. Sfrenato o passeggero che sia. Spero solo che appena arrivi l'Immacolata porti con sè quella bellissima magia del Natale vero, quello che mi ha sempre coccolato il cuore. Fatti vivo.Signor Nataleeeeeeeee. Qualcuno glielo dica che sto qua. E lo aspetto. Intanto quando le accendete ste lucette? Miss Gi.
| inviato da guainvista il 4/12/2008 alle 22:21 | |
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2 dicembre 2008
That's it!
Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.
Benjamin Franklin

| inviato da guainvista il 2/12/2008 alle 19:10 | |
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1 dicembre 2008
Perchè mi piace così tanto...
...l'acqua alta a Venezia??
| inviato da guainvista il 1/12/2008 alle 13:15 | |
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